CORONAVIRUS COVID-19 e dintorni: potenziamo il sistema immunitario

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Questo strano inverno, poco freddo e molto secco, ha creato e sta creando condizioni ottimali per il persistere dell’epidemia influenzale, ma anche per le forme virali classicamente più tipiche dell’autunno, con tossi secche e raffreddori.
L’Istituto Superiore di Sanità ci informa che, dalla metà di ottobre 2019 ad oggi, più di cinque milioni di persone si sono rivolte al medico di base o al pronto soccorso.
A queste aggiungerei un numero molto simile di tossi e raffreddori, definibili sindromi parainfluenzali, che non hanno richiesto il consulto del medico di base, facendo da sé o consigliandosi con farmacisti, erboristi o semplicemente con amici.
E poi c’è il COVID-19, il coronavirus identificato in Cina alla fine dello scorso anno, i cui dati sul numero di casi e gravità delle infezioni sono in costante evoluzione.
Il suo sbarco in Europa ci pone di fronte alla possibilità di quella che studiosi ed epidemiologi chiamano pandemia, cioè un’epidemia globale.

I virus sono uno dei nemici della salute, ma in sé per sé non sono cattivi, o meglio: lo sono involontariamente!
Essi sono esseri viventi che cercano, e spesso trovano, il modo di vivere e riprodursi. In problema è che, per far questo, letteralmente entrano nelle nostre cellule, o meglio nelle cellule di alcuni nostri organi, e utilizzano le attività normali delle stesse per costringerle a produrre ciò di cui hanno bisogno, causando danni che possono portare ad estese aree di distruzione degli organi infettati.

Che armi abbiamo per combattere i virus?
Una su tutte è la nostra capacità, tramite l’attivazione e la conseguente risposta specifica del sistema immunitario, di produrre gli anticorpi specifici, ossia delle proteine super specializzate capaci di attaccare selettivamente il virus e distruggerlo.
Siamo quindi, noi mammiferi, ben attrezzati, se mi si passa il termine, per mettere in campo difese efficacissime.

E allora perché un virus può diventare tanto pericoloso, fino ad essere mortale?
Perché è più veloce di noi, del nostro apparato difensivo prevalentemente in due aspetti: la capacità di entrare all’interno delle nostre cellule e quella di cambiare aspetto da una generazione alla successiva.
Va da sé, che anche i nostri figli sono molto diversi da noi! La faccenda è che i virus diventano “genitori” in veramente pochissimo tempo, alcune ore, mentre le naturali difese possono essere rallentate da cattive abitudini e carenze.

Una volta che un virus è entrato nella cellula, questa, seppure involontariamente, lo difende dal sistema immunitario, che, per così dire, non lo vede più.
Il virus comincia così la sua rapida azione di modifica del lavoro della cellula stessa e, dopo essersi moltiplicato, la abbandona (morente) per passare alle cellule vicine. In questo modo il numero degli individui virali aumenta e l’invasione diventa massiva.
Secondariamente, mutando, manda in confusione i poliziotti del sistema immunitario.
Ad esempio: l’ordine era di cercare individui biondi e con i capelli lunghi e i baffi, ma dalla cellula infettata escono personaggi mori con i capelli rasati, senza baffi e con gli occhiali da sole; i poliziotti sanno che questi non dovrebbero essere lì, ma non sono quelli per cui hanno preparato le armi.

Presto la velocità virale diminuisce e parallelamente aumenta quella dell’apparato di difesa. Vengono alla fine prodotti gli anticorpi, le armi adatte e il virus viene sconfitto!
Ma a che prezzo? Quante parti infettate sono tanto danneggiate da non riuscire a riprendersi?
Chi guarisce, ossia la maggior parte delle persone che si ammalano, possiede un patrimonio di anticorpi specifici: non ci sarà più la possibilità di ammalarsi di quella precisa malattia.
Fanno eccezione le successive e spesso radicali modificazioni dei virus, che potrebbero variare al punto da non essere riconosciuti, dando vita a una nuova caccia da parte del sistema immunitario e alla produzione di nuovi anticorpi.
Mi è capitato molte volte di conoscere persone che hanno avuto due volte la varicella o gli orecchioni e magari si erano anche vaccinate, ma questo è un altro discorso.
Il vaccino per il coronavirus è in lavorazione.
A me qui interessa ragionare su cosa si può effettivamente fare per essere pronti a reagire al meglio, nel momento in cui dovessimo trovarci ad affrontare una vera pandemia, un’epidemia che potrebbe potenzialmente coinvolgere tutta la popolazione mondiale, un po’ come successe per la notissima influenza del 1918-1919, detta Spagnola.

La cosa più importante da dire, a mio avviso, è che il sistema immunitario può essere allertato, reso efficiente e rapidamente reattivo, grazie all’integrazione con alcuni precisi elementi.
Non è però possibile pensare che questa “messa in allerta” con la conseguente alta capacità performante protettiva nei confronti delle infezioni, sia un processo che si verifichi in due-due-quattro!
E’ di certo necessario un tempo, diverso da individuo a individuo, per rendere al meglio. Un po’ come un allenamento: se da domani mi metto di buona lena e vado a fare una lunga passeggiata, avrò bisogno di alcune settimane, prima di essere pronta per andare a San Luca a piedi!
In poche e semplici parole: assumere uno o più “integratori” deve diventare una buona abitudine finalizzata al miglioramento delle proprie capacità di difesa.

Altra importante premessa: non penso che la cura possa essere la stessa per tutti, adulti e bimbi, maschi e femmine.
Questo è il mio mantra: chi mi conosce sa benissimo quanto mi batta per la personalizzazione delle cure, di cui sono assolutamente convinta!

Un po’ di idee:

Vitamina D, a ciascuno la giusta quantità e qualità: Calciferolo, inattivo, e successivamente attivabile a livello epatico o Calcitriolo, forma già attiva.

Vitamina K2.

Vitamina C in dosi elevate.

Oligoelemento Manganese.

Ganoderma Lucidum, un fungo medicinale usato tradizionalmente nella medicina cinese.

Echinacea, pianta erbacea.

Shiitake, altro fungo medicinale.
Lapacho, bellissimo albero dell’America Centrale.

Curcuma, estratto dalla radice del Tumerico.

The verde, foglie di Camelia Sinensis.

Astragalo, altra pianta erbacea.

Ribes nero, cespuglio di cui si utilizzano in terapia, prevalentemente le gemme.

Probiotici.

Sana alimentazione e sane abitudini di vita.

Per concludere: non abbiamo la minima idea di quanti virus vivano con noi, né di quali possano essere le condizioni in cui uno di loro diventi causa di malattia, tant’è che alcuni di essi sono studiati per agire in sinergia con terapie destinate a malattie gravissime, quindi ci aiutano!
Il COVID-19 è uno di quelli aggressivi e prepararci a proteggerci da lui equivale a proteggerci da un mondo di possibili aggressori, migliorando allo stesso tempo il nostro stato di salute!

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