Ogni mestiere offre la possibilità di scegliere una modalità per esercitarlo.

Fare il medico è un mestiere come altri, con una sola grande differenza da tutti gli altri:

l’oggetto dell’azione del medico, è un suo simile, una persona, in tutto e per tutto analoga, ossia con gli stessi possibili disturbi, le stesse dinamiche di relazione, gli stessi doveri e le medesime paure…chi più chi meno.

Questo è stato ed è il mio pensiero, forse anche grazie ai tanti grandi medici che ho conosciuto, di cui ho letto, e che ho studiato.

Ed è il filo conduttore dei miei incontri: una vocina mi suggerisce che potrei trovarmi (o mi sono già trovata) nella condizione che ha spinto il mio paziente a cercare me, il mio aiuto, nel percorso per ritrovare un benessere compromesso, quando non perduto.

Mi sono laureata in età adulta, quando ero già mamma di Luca e di Giulio, e già da alcuni anni studiavo l’Omeopatia e la Fitoterapia. Durante il percorso universitario, molte volte mi sono trovata a pensare che se avessi potuto considerare l’armonico compenetrarsi delle funzioni vitali degli organi e degli apparati, avrei di certo “visto” cause di malattie a cui la mera osservazione di un parametro alterato, di un dolore incomprensibile, di una fatica inspiegabile non bastavano per dare un nome (fare una diagnosi) alla patologia che affliggeva la persona.

Non c’è “il fegato steatosico”…bensì c’è un organismo, meglio ancora una Persona, con la sua storia, i suoi pensieri, la sua vita, il cui fegato ha un accumulo anomalo e dannoso di grasso…

Per far questo, però, occorreva tempo. Tempo da dedicare all’ascolto ed al confronto di informazioni spesso, ed apparentemente, dissonanti. Un tempo lungo, da dedicare e dedicarsi, per conoscere il paziente, oltre che il suo problema.

Esercitare “l’Arte Medica” di ippocratica memoria, secondo Scienza e Coscienza, è una scelta che si scontra con la velocità parossistica dei tempi moderni! E con la produttività…

Ebbene, tanto si potrebbe dire di me, ma di certo nessuno dirà che la visita è stata frettolosa!

L’anamnesi, in Omeopatia, è probabilmente la parte più importante dell’incontro.

Poi viene la visita, gli esami, le lastre, le cure in corso e pregresse. Il Medico Omeopata è un “impiccione”!

Ma questa sua curiosità sovente svela collegamenti e tempistiche che la persona stessa ha sottovalutato o di cui non si è mai resa conto, e che sono il fil rouge del suo stare, fisico ed emotivo, fino a portare alla scelta di un progetto di cura, al di fuori ed al di là dei famigerati protocolli (che sovente paragono ad un abito “taglia unica” che deve andar perfetto a tutti, maschi e femmine, adulti o bambini che siano).